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Dott. Giuseppe Cavallaro
Dott. Giuseppe Cavallaro
Dipartimento di Chirurgia "P.Valdoni"
Policlinico Umberto I
Università di Roma "La Sapienza"

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Cari Amici e Colleghi, 
in questa seconda “recensione” (mi sembra un termine anche troppo ardito) vi segnalo un articolo pubblicato di recente su PubMed dalla rivista Langenbecks Archives of Surgery

L’articolo è stato scritto da quel “Mostro Sacro” della chirurgia surrenalica che risponde al nome di Martin Walz, di Essen, Germania. 
Il titolo è emblematico: Single access retroperitoneoscopic adrenalectomy (SARA) – one step beyond in endocrine surgery. 

Mi occupo personalmente di chirurgia surrenalica e credo di avere acquisito per lo meno quel minimo di esperienza sufficiente per poter capire qualcosa sull’argomento.
La chirurgia mini-invasiva del surrene è ormai una realtà da vari anni, anche se finora nessuno ha mai veramente dimostrato (e secondo me nessuno mai lo farà) la vera superiorità di un accesso rispetto ad un altro (vi parlo di accessi transperitoneali anteriore e laterale, accessi extraperitoneali laterale e posteriore).
Personalmente mi sembra che l’accesso transperitoneale laterale mi sembra il più semplice da utilizzare in molte situazioni, anche se in alcuni Centri con notevolissima esperienza da tempo ormai si utilizza, in casi selezionati, l’approccio extraperitoneale posteriore, che in mani esperte sembra dare dei risultati estremamente validi.

In Italia è soprattutto il Centro di Endocrinochirurgia del Policlinico Gemelli, diretto dal Prof. R. Bellantone, a proporre come “cavallo di battaglia” questa metodica, avendo ormai una esperienza più che consolidata.

Martin Walz, a fronte di un’esperienza di più di 800 (dico 800!!!!) surrenectomie eseguite con approccio posteriore extraperitoneale, ha proposto questo metodo innovativo, che prevede l’utilizzo di una singola incisione di 15 mm in sede lombare, attraverso la quale si manovrano l’endoscopio da 3.3 mm e uno strumento per dissezione/emostasi (Harmonic o Ligasure). Tutto qua.
Tutto qua davvero? Così la surrenectomia sembra diventare più facile di un’appendicectomia…….
Attenzione, chi propone questa metodica potrebbe veramente eseguire una surrenectomia ad occhi chiusi. Per i comuni mortali come noi, soprattutto come noi chirurghi under 40, questa è e dovrebbe rimanere pura fantasia.
Tutto sommato non mi sembra di vedere dei reali vantaggi di questa metodica rispetto ad un accesso con tre o quattro trocars, se non per un discutibile aspetto estetico. Ma la chirurgia di “un certo livello”, come dovrebbe essere quella surrenalica, non può prescindere da dei canoni di sicurezza ben stabiliti, senza i quali si corre il rischio di combinare dei grossi guai.
La chirurgia mini-invasiva, laparoscopica o retroperitoneoscopica non si è sviluppata come un progresso estetico, ma fondamentalmente come un progresso per la funzionalità della “macchina” paziente. Per questo questi eccessi chirurgici (come ad esempio la colecistectomia transvaginale di J. Marescaux), oltre a destare una devota ammirazione nei confronti di chi è talmente bravo da proporli, dovrebbero in buona sostanza essere dei casi isolati. 

Magari il tempo mi darà torto e tra qualche anno questa procedura sarà considerata il gold standard, ma la cara, vecchia surrenectomia miniinvasiva con tre o quattro trocars mi fa sentire un po’ più tranquillo.


Dott. Giuseppe Cavallaro
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