Crisi di vocazione, medicina difensiva e i "giovani chirurghi"
Cari Soci, Gentili Visitatori,
in una recente Conferenza Stampa, sono stati resi pubblici i dati di un'indagine condotta sul tema della cosiddetta medicina difensiva.
La ricerca ideata dalla Società Italiana di Chirurgia, è stata condotta da un gruppo di ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e coordinata dal Prof. Gabrio Forti, Ordinario di Diritto penale e Criminologia presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università milanese.
L'indagine ha accertato che, secondo i medici intervistati, il ricorso alla "medicina difensiva" è sempre più diffuso: il 77,9% ha messo in evidenza di avere adottato almeno questo comportamento difensivo durante l'ultimo mese di lavoro.
In particolare l'82,8% ha dichiarato di avere inserito in cartella clinica annotazioni evitabili; il 69,8% ha attestato di aver proposto il ricovero di un paziente in ospedale, nonostante fosse gestibile ambulatorialmente; il 61,3% ha ammesso di aver prescritto un numero maggiore di esami diagnostici rispetto a quello necessario.
Da aggiungere che il 58,6% ha comunicato di aver fatto ricorso alla consultazione non necessaria di altri specialisti, mentre oltre la metà (il 51,5%) ha assicurato di aver prescritto farmaci non necessari. Un altro 26,2%, infine ha asserito di avere escluso pazienti "a rischio" da alcuni trattamenti, oltre le normali regole di prudenza.
Queste, in estrema sintesi, le motivazioni principali dichiarate: l'80,4% ha timore di un contenzioso medico-legale; il 65,7% risente dell'influenza di precedenti esperienze di contenziosi a carico dei propri colleghi; il 59,8% ha la preoccupazione di ricevere una richiesta di risarcimento; il 51,8% è influenzato da precedenti esperienze personali di contenzioso; il 43,5% sente l'ansia di ricevere una pubblicità negativa da parte dei mass media.
Durante la conferenza stampa è stato più volte affermato e riportato in molti articoli, come questo problema interessi tutta la classe medica ed in particolare i Giovani Chirurghi che, unitamente ai timori espressi dai colleghi più anziani, esprimono un loro disagio che in alcuni casi si trasforma in vera e propria "paura di operare".
Questo timore giustificherebbe, inoltre, la "crisi di vocazioni" di aspiranti chirurghi nel nostro Paese a favore di specialità mediche meno "rischiose".
E' doveroso commentare questi dati anche dal punto di vista dei "giovani" che ormai hanno ben compreso come la professione chirurgica non rappresenta più quella via che porta al benessere, mentre, al contrario, continua a essere, ancora oggi, un indirizzo della medicina che si sceglie, in molti casi per tradizione, ma sempre e soprattutto per passione.
Il Giovane Chirurgo che affronta il mondo della sua difficile scelta professionale ha, oggi, sicuramente come ieri, presente, senza cadere nella retorica, il grande ideale di curare e alleviare sofferenza dei pazienti.
Vorremmo rilevare l'esigenza di capire, con spirito critico, se sia la sola medicina difensiva a spegnere nei giovani questa passione professionale, e spingerli ad abbandonare il mondo della chirurgia oppure altri fattori di grande rilevanza come una carriera senza un reale sbocco lavorativo, un lavoro precario come tanti altri, una competizione professionale che molto spesso esce dalle regole, un'aspettativa economica non corrisposta.
Da aggiungere, infine, percorsi sempre più "specialistici" in una società reale dove la logica dei centri di eccellenza sta soffocando la specialistica nel territorio e quindi, di fatto, riducendo il mercato del lavoro.
Ai giovani, spesso, sembra che il calo delle vocazioni e la "paura di operare" siano una naturale reazione a un disagio basato su problematiche specifiche del mercato formazione-lavoro in chirurgia e proprio per questo, la "medicina difensiva" potrebbe anche diventare un fenomeno dilagante che potrà influenzare negativamente anche i giovani chirurghi in un prossimo futuro.
La risposta più giusta e adeguata, deve arrivare dalle Istituzioni alle quali, in questo come in altri settori, spetta l'obbligo principale di tracciare le nuove regole, certe e sicure per non spegnere il "fuoco sacro" dell'entusiasmo negli occhi dei giovani chirurghi in formazione di domani.
Massa Martana, 21 gennaio 2009